Emigrante nato

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fa tanto parlare la notizia pubblicata oggi sui costi dell’istruzione dei giovani italiani che poi vanno ad emigrare; “Alla più cauta della stime, dal 2008 al 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo Stato 23 miliardi di euro…” la notizia, rimbalza viene commentata (vedi blog di Roberto Saviano), fa pensare, mette un pò di malumore…Però, in verità, dov’è la notizia? Scrivo a braccio, scusate non riesco a dormire e metto giù qualche impressione.

Emigrante?
Emigrante?

1.La prima è l’equivoco che in questo momento i giovani siano il motore dell’Italia (largo ai giovani, le politiche sui giovani) la verità è che questi giovani sono pochi hanno davanti una generazione del babyboom italiano figlio del benessere degli anni compresi tra gli anni cinquanta e settanta, gente che ora ha 65-45 anni. Se i primi andranno in pensione a breve (?) la stragrande maggioranza ha ancora davanti fino a 25 anni di lavoro. E sono più dei giovani che entrano sul mercato. Ma quando lo lasciano un posto, soprattutto qualificato? Quindi questo secondo me è il primo grande equivoco, siamo in questo momento in una situazione di piramide rovesciata, demograficamente i giovani sono pochi, e hanno davanti una popolazione di professionisti (quelli del baby boom “sono tutti studiati”) che non mollerà per un altro lustro. Poi dopo magari si troverà lavoro, ce ne sarà più richiesta di quanto sia l’offerta, saremo nel 2040 e ne riparleremo.

2.La seconda è che emigrare sia considerata una sconfitta, una perdita. Come se tuo figlio dopo che gli hai pagato gli studi andasse a vivere da solo invece di restare a casa con mamma e papà (è un bel lapsus questo). Secondo me, almeno nel contesto dell’Unione Europea, laurearsi a Roma e lavorare a Londra è da considerarsi un passaggio più facile di trasferirsi da agricoltore Lucano a Torino negli anni ’70. L’Unione, la mobilità e la stabilità ha fatto sì che muoversi si può e si deve.

Goal dell'Italia contro l'inghilterra-Nino Manfredi-Pane e Cioccolata. Tanto va a finire sempre così
Goal dell’Italia contro l’inghilterra-Nino Manfredi-Pane e Cioccolata.
Tanto va a finire sempre così

3.Forse la differenza con altri paesi (quelli anglosassoni di solito sono il riferimento ) è nel sistema universitario. Non ne sono sicuro perchè mi sono laureato nel ’92 e l’ultimo che ho laureato risale al 2005 circa, quindi sono almeno 10 anni che non ho esperienze dirette. Per esperienza personale ho capito che l’Università “anglosassone” ti insegna a lavorare, quella italiana ti insegna e basta. Quando già quelli stavano con i test a risposta multipla e le tesine noi stavamo ancora a sciropparsi dei tomi epici e fare tesi sperimentali di 2 anni. 2 anni!! Ce facevi un Dottorato con una tesi media italiana. E su questo terzo punto ci sarebbe da riflettere su dove andare/cosa fare

Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata
Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata

4. è la non notizia. Certo pensare a tutti quei soldi fa saltare sulle sedie ma da quando la qualità della vita si è alzata (per fortuna) ad emigrare sono soprattutto le persone preparate. Ma questo almeno in Europa  accade da quando c’è libertà di lavoro nei paesi dell’Unione (torna al .2). E’ la cosa più bella del mondo. C’è stato un periodo, prima delle torri gemelle, in cui i controlli all’interno dell’area Schengen erano minimi, si passava ai gates facendo intravedere la carta d’imbarco, come mi sentivo a casa in Europa a quei tempi. C’è un report 2013:”International Comparative Performance of the UK Research Base”, cercatelo, andate a pag. 85 Figure 6.5 — Articles per researcher, vedrete che il ricercatore italiano è il più performante. Per questo trova lavoro facile all’estero. Non ho un blog famoso e non sono giornalista ma sta cosa che l’Italia spende in formazione che poi se ne va, se me la chiedevate a me ve la dicevo io nel 1997. Forse bisogna tornare al .3

Italians
Italians

5. lavoro ce n’è, ma di quello che ti taglia le mani e piega la schiena, meglio studiare se si può

6. Pensare che tutto al mondo sia uguale. Se a Londra fanno la metropolitana allora dobbiamo fà la metropolitana, se a SIngapore fanno la sopraelevata allora tutti sopra…Pensare che il mercato italiano sia uguale a tutti gli altri secondo me è un errore. Non dobbiamo fare tutti gli stessi bulloni e le stesse schede stampate. Se uno prova a parlare di industria alimentare, turismo e cultura ti guardano male. Eppure lì ce n’è di scienza, tecnologia, economia e finanza. Avrei una lunga lista.

7 alla fine è vero, la notizia anche se non proprio uno scoop, c’è, è vera e rispecchia un andamento cronico di decenni. Però non va affrontata seguendo schemi comuni a tutti, per questa situazione, figlia di un andamento demografico particolare, di una politica del lavoro poco redditizia, e di un equivoco su quali possano essere i punti di forza del proprio paese, bisogna pensare fuori dagli schemi.

Mi è tornato il sonno finalmente, non faccio alcuna revisione, se ho scritto qualche strafalcione non lo dite alla prof. d’italiano.

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